DAVID GANDY E IL RUOLO DEL BRAND AMBASSADOR


Lo stratagemma del brand ambassador è uno dei migliori metodi per promuovere la propria collezione. 

Ma da un punto di vista semiotico e comunicativo questo cosa significa?

Il dizionario De Mauro ci indica che la denotazione è un “significato oggettivo di un’entità lessicale, che non contiene alcun elemento soggettivo o affettivo determinato dal contesto”, mentre la connotazione è quella “sfumatura linguistica di ordine soggettivo che un termine o un enunciato hanno o acquisiscono in aggiunta al significato di base”.

In altre parole, il termine madre è denotativo, il termine mamma, pur con lo stesso significato è connotativo, in quanto suggerisce una sfumatura affettiva che in madre non c’è.

Insomma, la denotazione ha una valenza referenziale, rappresenta la realtà, senza aggiungere sfumature soggettive o affettive o di giudizio morale. La connotazione si rifà invece alla funzione emotiva e cerca di far scattare l’aspetto emozionale del prodotto accostandolo a esempi visivi che provochino emozioni per riuscire con maggior facilità a vincere il vaglio critico del destinatario, giungendo con il messaggio direttamente al “cuore”.

Nella moda la connotazione è, evidentemente, imperante. Noi non compriamo abiti, ma "bellezza, sensualità, raffinatezza".

Ma come si può accostare la connotazione di "sensualità" a un vestito (ovvero quanto serve a vestire, cioè a coprire la persona, limitatamente ai capi di vestiario esterni) che per sua natura è un elemento denotativo?

Un valido metodo è ricorrere alla figura del testimonial. Scegliere un modello noto in quanto icona di bellezza, sesso e seduzione quale è riconosciuto David Gandy, significa trasferire la sua "aura" sugli abiti con cui sfila.

Quando un uomo deciderà di comprare un capo di Dolce & Gabbana o di Massimo Dutti, in realtà, anche se in modo inconscio, starà acquistando l'illusione di essere un po' come il modello che lo indossa in passerella, ovvero vorrà comprare un po' della connotazione di sensualità e fascino maschile che David Gandy ha "trasferito" sull'abito griffato.

E così, per la proprietà transitiva, indossando quell'abito, l'acquirente diventerà egli stesso un testimonial del brand Dolce & Gabbana o di Massimo Dutti, solo che, diversamente da quanto è accaduto al modello, sarà lui a irrorarsi dell'aura connotativa contenuta idealmente nell'abito indossato.

Insomma, quando un individuo indossa un capo firmato diventa testimonial del brand. È come se il contesto urbano in cui si muove fosse una gigantesca passerella, o meglio un'estensione (reale) social-mediatica dove le connessioni interpersonali si mischiano con quelle dei social network, delle video-chiamate e di tutte le altre possibili relazioni.

E in questo modo, attraverso i meccanismi di una sorta di viral marketing, il corpo dell'acquirente diviene una cellula di un grande, organico e vivente mezzo di comunicazione di massa, formato da tutti gli acquirenti nel mondo, a uso e beneficio dei grandi marchi.

La connotazione di "sensualità e fascino" contenute nel modello, passano all'indumento e da lì vengono trasferite all'acquirente che andando in giro per il mondo con il suo capo di moda, diviene un nostro inconsapevole "brand ambassador".
DAVID GANDY E IL RUOLO DEL BRAND AMBASSADOR DAVID GANDY E IL RUOLO DEL BRAND AMBASSADOR Reviewed by Polisemantica on 6:00:00 PM Rating: 5

2 comments:

  1. Bello! (sia il modello che il post)
    Giulia

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  2. ma il viral marketing non è un'altra cosa?
    ANTONIO DUCCI

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